Torchi e vecchie macine : la pasta è servita al museo

 

Corriere Fiorentino (vedi il sito »»)- 8 Marzo 2009 – (Qui scaricare l’articolo originale)

Estratto dell’articolo :

Non chiamatelo museo della pasta – dice Giovanni Fabbri – perché se proprio si vuol essere onesti, quello per il quale ho speso anni di ricerche è la storia della famiglia Fabbri, mastri pastai da più di cento anni e mugnai di Cintoia dal 1700”.

Siamo a Strada in Chianti, chi ci accoglie è Giovanni Fabbri, quarta generazione di mastri pastai, ultimo di quella stirpe in via d’estinzione di artigiani che sanno forgiare dai buoni prodotti la saggezza del gusto.

(…) 

Quindi all’interno del suo pastificio aprirà a primavera inoltrata una sala tutta dedicata alle decine di pezzi d’antiquariato utilizzati nei secoli per forgiare la pasta, una sorta di excursus sugli antichi metodi d’impastatura e d’essicamento. Ci saranno le vecchie macine in pietra lavica e in marmo, sia per il grano che per impastare la pasta. Poi i torchi paleo-industriali, piccoli e grandi tutti di legno e i macchinari rudimentali per la pasta fatta in casa con le trafile in bronzo di varie misure. “I torchi da cucina erano la ricchezza di ogni casa – spiega – ogni famiglia ne aveva uno, tanto da assicurare pasta per tutta la settimana.

(…)

“Non ci saranno all’appello i torchi idraulici di famiglia – spiega l’imprenditore –, che sono un po’ un cruccio per me, ma del resto non ci posso più fare niente”. I tedeschi infatti, durante la ritirata della Seconda Guerra, non mancarono di sfregiare le attività del Chianti e anche i Fabbri ebbero la loro dose di problemi : tutti i torchi furono minati e la produzione dovette fermarsi per un bel po’. “Non mancheranno invece i libri e le riviste d’epoca – incalza Fabbri –, come le monografie della Domenica del Corriere dove si legge ancora della prima battitura ad Adis Abeba o l’epopea della battaglia del grano del ’34 che fu vinta, a detta degli articoli, grazie ai diserbanti chimici più che all’aumento delle terre coltivate”. E a proposito di grano, Fabbri confida che la pasta artigianale si fa sempre allo stesso modo : “Con un miscela di semola di grano duro e acqua, l’importante è che la pasta non vada mai sopra i 37 gradi, ma soprattutto che sia fatta con i grani giusti, quelli più buoni e più sani”.