di Pierre Guichard

Da generazioni, i Fabbri usano dei termini di stampo fiorentino per i loro formati di pasta, che in altri pastifici, assumono nomi più classici: “pater rigati” e “ave marie” per i ditali e ditalini, “grandine” per i corallini ecc. Termini che trovano persino la loro definizione nel Vocabolario del Fiorentino Contemporaneo della prestigiosa Accademia della Crusca. Ecco elencati questi nomi (molto) fiorentini.
Teniamo a ringraziare in modo particolare l’Accademia della Crusca e tutta la redazione del Vocabolario del Fiorentino Contemporaneo che ci ha gentilmente permesso di citare queste schede lessicografiche

Ave Marie, Pater Nostri e Semesanto

Pater Rigati (Pastificio Fabbri)

“Fra la pasta c’è: paternostri, avemarie e semesanto; sono tre tipi di pasta…l’avemarie són piccoline, ’paternostri sono un po’ più grande e il semesanto sono que’ chicchini”. 

(T. Poggi Salani, N. Binazzi ed altri, Vocabolario del fiorentino contemporaneo, Accademia della Crusca: http://www.accademiadellacrusca.it/it/scaffali-digitali/vocabolario-fiorentino)

Avemarie e paternostri prendono il loro nome direttamente dalla tradizione Cattolica Romana, riferendosi alla famosa preghiera del Rosario. Questo appellativo è soprattutto usato in Toscana mentre nelle altre zone d’Italia, si parla più volentieri di ditali e ditalini.

Era pratica comune nelle famiglie italiane recitare la preghiera per misurare il tempo di cottura. Alcuni sostengono addirittura che la differenza di dimensione fra le paste Ave Maria e Pater Noster è riconducibile alla corona del Rosario (insieme di grani infilati in una corda, a ciascuno dei quali corrisponde una preghiera): i grani più grossi invitano il fedele a pronunciare il “Pater Noster” mentre i grani più piccoli corrispondono all’invocazione dell’”Ave Maria”.

 

Ave Marie (Pastificio Fabbri)

La pasta Semesanto, altro tipo di pasta da minestra il cui nome deriva anch’esso dal mondo delle religioni, è una pasta a forma di piccoli grani (“chicchini”) spesso chiamata in altri pastifici “peperini”.  È il formato più piccolo prodotto nel Pastificio Fabbri.

Semesanto (Pastificio Fabbri)


Grandine Soda e Grandine Bucata

Grandine Soda (Pastificio Fabbri)

Grandine Bucata (Pastificio Fabbri)

La grandinina. L’è… de’ pallini, piccini piccini… La prima pastina che si dà a’ bambini”. 

(T. Poggi Salani, N. Binazzi ed altri, Vocabolario del fiorentino contemporaneo, Accademia della Crusca: http://www.accademiadellacrusca.it/it/scaffali-digitali/vocabolario-fiorentino)

Come indica il nome, questa pasta da minestra si riferisce al fenomeno atmosferico che ogni tanto devasta le coltivazioni. Ecco perché troviamo anche questa pastina sotto il nome tempestina. In Toscana, questo formato è spesso chiamato grandinina:

“…la c’è senza buco e co i’ buco. Pe i’ brodo”. 

(T. Poggi Salani, N. Binazzi ed altri, Vocabolario del fiorentino contemporaneo, Accademia della Crusca: http://www.accademiadellacrusca.it/it/scaffali-digitali/vocabolario-fiorentino)

La grandine è detta soda quando è “senz’i’ buco… / Tutta piena”. La relativa durezza del suo impasto aumenta naturalmente il tempo di cottura rispetto alla sua versione bucata.


Barba


Barba (Pastificio Fabbri)

Chiamata anche barbina in Toscana, si tratta di una sorta molto sottile di tagliatelle raccolte in matasse a forma di nido.

La minestra di capellini l’è la barbina. L’è quella minestra fatta con quegli spaghettini sottili sottili sottili. I capellini”. 

(T. Poggi Salani, N. Binazzi ed altri, Vocabolario del fiorentino contemporaneo, Accademia della Crusca: http://www.accademiadellacrusca.it/it/scaffali-digitali/vocabolario-fiorentino)