Vede, questi son occhi di ladro…gli misi questo nome per via d’un uomo che era un ladro finito, e lo dovetti cacciar di bottega: rubava fin coll’alito, parea rubare” raccontava un pastaio di Pontedera nel 1858 (Sul vivente linguaggio della Toscana, 1865). In Toscana, una volta si parlava di “Occhi di Ladro” per designare questo tipo di pasta che oggi richiama piuttosto gli anelli di calamaro. Infatti, ritroviamo questo sostantivo nel “catalogo del Nonno” che presenta la pasta Fabbri negli anni ’60 (realizzato da Renzo, terzo titolare dell’azienda).

Di forma cilindrica e liscia (senza rigatura), la calamarata è un formato tipico delle zone costiere meridionali dell’Italia. Per produrla, il pastaio usa la stessa trafila che permette di produrre le maniche di frate (o paccheri) ma più corta di circa tre quarti (circa un quarto di un pacchero).

Ideale con

La calamarata è particolarmente adatta alle ricette a base di frutti di mare, ad esempio con pomodorini e calamari (o gamberi). Si presta anche molto bene a sughi più cremosi come una carbonara.