Il 10 febbraio 1394 a Firenze, una deliberazione della Repubblica stabiliva che i consiglieri della Mercanzia, l’università dei Mercanti, il proconsolo e i consoli di tutte le Arti dovessero offrire “torchiettos de cera” ogni anno, in perpetuo, per la festa di San Lorenzo del 10 di agosto.

I membri dell’Arte dei Fornai della città (fra i quali troviamo i pastai che non avranno la loro propria corporazione prima della fine del XVI secolo in Italia) si recavano a fare l’offerta rituale alla chiesa di Orsanmichele dove possiamo ancora ammirare un affresco che raffigura San Lorenzo dipinto su un pilastro con sopra il simbolo dell’Arte.

Tuttavia, la festa religiosa più importante veniva celebrata nella basilica laurenziana e nel quartiere di San Lorenzo dove svolgevano la loro attività molti fornai che, per l’occasione, addobbavano le botteghe con pane lavorato in forme fantasiose e con “la lasagna”, che si mangiava poi durante la festività. Si trattava di “una sorta di pasta di grano, sottile, e in forma di larga striscia o nastro, leggermente increspata da un lato, la quale per lo più adoperasi per minestra.”

È proprio quel particolare formato di pasta che produciamo nel nostro Pastificio con la stessa trafila da più di 70 anni e che oggi viene chiamata “pappardella”. Nella nostra famiglia, la festa di San Lorenzo viene celebrata ogni 10 di agosto da generazioni e le famose pappardelle fanno naturalmente parte del menù del giorno.

Ideale con

A Firenze e nel Chianti, la pappardella di San Lorenzo si cucina tradizionalmente con un ragù a base di lepre (detto “sulla lepre” nel Chianti), di coniglio o di cinghiale. Le pappardelle si possono anche abbinare senza carne, a sughi cremosi a base di pomodoro, con ricotta e basilico.